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SEQUESTRO E CONFISCA SOLO SUL “COMPENSO” PER CHI EMETTE FATTURE FALSE
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SEQUESTRO E CONFISCA SOLO SUL “COMPENSO” PER CHI EMETTE FATTURE FALSE

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di Angelo Ginex, Avvocato e Dottore di ricerca in Diritto Tributario, Studio Legale Tributario Ginex & Partners

In tema di reati tributari, il prezzo del delitto di emissione di fatture false, che può essere oggetto di confisca diretta ovvero, in caso di impossibilità di esecuzione, per equivalente, così come di sequestro preventivo ad essa finalizzato, non coincide con il profitto eventualmente conseguito dai terzi beneficiari delle fatture false, ma con l’eventuale compenso percepito dall’emittente di tali fatture.

È questo il principio di diritto ribadito dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 20551 depositata ieri 26 maggio, in conformità al consolidato orientamento in materia (cfr., Cass. 11/12/2018, n. 2553Cass. 4/02/2016, n. 15458Cass. 26/09/2013, n. 42641).

La fattispecie in esame prende le mosse da una pronuncia della Corte d’appello di Bologna che, confermando quanto statuito dal Gup del Tribunale di Reggio Emilia, condannava l’imputato, all’esito di giudizio abbreviato, alla pena di anni due di reclusione per i reati di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ex articolo 8 D.Lgs. 74/2000 e di distruzione o occultamento di documenti contabili ex articolo 10 D.Lgs. 74/2000. Inoltre, la citata pronuncia prevedeva l’irrogazione delle pene accessorie di cui all’articolo 12 D.Lgs. 74/2000, nonché la confisca diretta ovvero, in caso di impossibilità di esecuzione, per equivalente, di ingenti somme di denaro ai sensi dell’articolo 12-bis D.Lgs. 74/2000.

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