Perché oggi si parla di abuso del diritto nei trust

Il trust è uno strumento estremamente versatile: permette di proteggere beni, organizzare il patrimonio familiare, gestire partecipazioni e accompagnare processi successori. Tuttavia, proprio la sua flessibilità ha portato nel tempo all’utilizzo improprio dello strumento in contesti che nulla hanno a che vedere con una pianificazione genuina.

L’abuso del diritto entra in gioco quando il trust viene istituito non per perseguire una finalità meritevole, ma per sottrarre beni alla garanzia dei creditori o per alterare artificiosamente gli effetti di norme inderogabili.

La giurisprudenza italiana sta affinando sempre più gli strumenti per distinguere un trust legittimo da uno abusivo, verificando la causa concreta dell’operazione e il contesto in cui nasce.

Dall’azione revocatoria all’abuso del diritto: due prospettive che si integrano

L’azione revocatoria ha un obiettivo preciso: rendere inefficaci gli atti che pregiudicano i creditori. L’abuso del diritto, invece, opera su un piano più ampio: neutralizza operazioni che, pur formalmente lecite, perseguono un risultato contrario alla logica del sistema giuridico.

Quando si parla di trust, questi due piani tendono a sovrapporsi. Il giudice non guarda solo all’effetto dispositivo – cioè al trasferimento dei beni al trustee – ma anche all’intenzione che anima l’intera operazione. Un trust può quindi essere revocabile perché lesivo dei creditori, ma al tempo stesso essere qualificato come abusivo se istituito con l’unico scopo di ottenere un vantaggio indebito, elusivo o contrario alla ratio normativa.

Gli indici rivelatori dell’abuso nel trust

La giurisprudenza individua alcuni segnali tipici che possono portare a qualificare un trust come abusivo.

Il primo riguarda il tempismo: trust istituiti immediatamente prima di un’insolvenza, di un pignoramento o di una causa possono essere considerati strumenti di protezione indebita.

Il secondo è il controllo eccessivo del disponente: quando il disponente mantiene poteri di gestione, revoca, sostituzione del trustee o addirittura il ruolo di beneficiario primario, il trust appare come una struttura artificiale che non crea alcuna effettiva separazione patrimoniale.

Il terzo elemento riguarda la mancanza di una causa meritevole: se il trust non presenta un progetto economico o familiare coerente, ma si limita a “spostare beni”, è probabile che venga considerato privo di autentica funzione.

Quando la pianificazione è legittima: il ruolo della causa del trust

Non bisogna però confondere pianificazione con abuso.

Le famiglie imprenditoriali utilizzano i trust da anni per gestire patrimoni complessi, proteggere soggetti fragili o preservare la continuità aziendale. Un trust istituito per garantire la governance dell’impresa, tutelare un ramo familiare o sostenere un beneficiario vulnerabile non è – e non può essere – assimilato a uno strumento abusivo.

La differenza fondamentale sta nella causa: se questa è genuina, trasparente e documentata, il trust è pienamente meritevole; se, invece, la causa è strumentale, fittizia o elusiva, il trust può essere invalidato. È l’intenzione economico-giuridica a determinare la legittimità dello strumento.

Le conseguenze di un trust abusivo

Quando un trust viene qualificato come abusivo, le conseguenze possono essere pesanti. Il giudice può dichiarare inefficaci i conferimenti, ricondurre i beni nel patrimonio del debitore, consentire ai creditori di aggredire i beni segregati e, in alcuni casi, valutare responsabilità del trustee e del disponente.

Si tratta di esiti che dimostrano quanto sia essenziale evitare scorciatoie in sede di pianificazione patrimoniale.

Prevenire l’abuso: il valore della progettazione professionale

Per evitare che un trust venga interpretato come abusivo, è necessario curarne ogni fase: dalla motivazione alla struttura, dalla governance interna alla distribuzione dei poteri.

Un trust solido nasce da una causa chiara e coerente, un trustee realmente autonomo, un regolamento che non lasci spazio a interpretazioni elusive e una costruzione indipendente da situazioni di emergenza debitoria.

La prevenzione non si fa in tribunale, ma in sede di pianificazione. È qui che si decide se il trust sarà un presidio di tutela o una struttura vulnerabile agli attacchi giudiziari.

Conclusione: l’abuso del diritto come limite e non come minaccia

L’abuso del diritto non deve essere percepito come un ostacolo all’utilizzo del trust, ma come un richiamo alla qualità della pianificazione.

Un trust ben costruito è inattaccabile perché esprime un progetto concreto, trasparente e coerente. Solo quando lo strumento è usato per finalità improprie, il diritto interviene per ripristinare l’equità.

La vera sfida non è “resistere” all’azione revocatoria, ma costruire un trust che non dia mai motivo di dubitare della sua autenticità.

© Riproduzione riservata

Informazione, formazione e contatto diretto con i nostri esperti.

Partecipa ai nostri eventi, scopri le ultime novità legali e fiscali e contattaci per ricevere supporto personalizzato.

Eventi

Scopri i nostri webinar e incontri dal vivo, momenti di confronto con esperti su temi di diritto tributario, gestione patrimoniale e internazionalizzazione. Iscriviti per partecipare.
Scopri di più

News

Resta aggiornato sulle novità fiscali, legali e aziendali. Approfondimenti, casi studio e aggiornamenti normativi con suddivisione in categorie per una lettura mirata.
Leggi le ultime news

Contatti

Hai bisogno di una consulenza? Contattaci per fissare un appuntamento presso le nostre sedi di Bari, Milano e Dubai o per ricevere il Company Profile con tutti i dettagli dei nostri servizi.
Contattaci ora

© 2025 Ginex & Partners. Tutti i diritti sono riservati | marketing agency deraweb