Il trust nella crisi: da strumento di protezione a strumento di gestione
Per lungo tempo il trust è stato percepito, nel contesto della crisi d’impresa, come uno strumento sospetto: una possibile barriera alla soddisfazione dei creditori, un meccanismo di segregazione volto a sottrarre beni alla massa.
Oggi, fortunatamente, questa visione è cambiata. Con l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, il trust viene sempre più considerato non solo come uno strumento di protezione, ma anche come una possibile soluzione organizzativa per la gestione della crisi, purché strutturato in modo coerente e trasparente.
Oltre la segregazione: la funzione economica del trust
La segregazione patrimoniale non è di per sé illegittima. È uno strumento neutro, che può essere utilizzato sia per finalità abusive sia per finalità meritevoli.
Nel contesto della crisi, il trust può servire a:
– concentrare beni destinati alla liquidazione ordinata,
– garantire una gestione imparziale attraverso un trustee indipendente,
– assicurare una distribuzione proporzionale ai creditori secondo criteri predeterminati,
– evitare conflitti tra soci o familiari nella fase più delicata della vita dell’impresa.
La chiave è la funzione concreta del trust: se è costruito per favorire una soluzione negoziale o liquidatoria ordinata, esso può rappresentare un alleato del sistema, non un ostacolo.
Trust liquidatorio e procedure concorsuali
Una delle applicazioni più frequenti è il cosiddetto trust liquidatorio. In questo schema, l’imprenditore trasferisce beni al trustee affinché li realizzi e distribuisca il ricavato ai creditori.
Affinché tale struttura sia legittima, occorre che:
– la finalità sia chiaramente liquidatoria,
– i creditori siano coinvolti o almeno informati,
– non vi sia pregiudizio rispetto alle regole della par condicio creditorum,
– il trust non sia istituito in frode alle procedure concorsuali.
La giurisprudenza è particolarmente attenta al momento temporale dell’istituzione: un trust creato prima della crisi, con funzione organizzativa genuina, ha una tenuta ben diversa rispetto a uno istituito in extremis.
Il rapporto con il Codice della crisi d’impresa
Il Codice della crisi privilegia strumenti di emersione anticipata e soluzioni negoziate. In questo contesto, il trust può essere utilizzato come contenitore di beni funzionale a un accordo di ristrutturazione o a un piano attestato.
Non sostituisce le procedure concorsuali, ma può integrarle offrendo una struttura operativa flessibile che consenta di isolare asset destinati a soddisfare determinate categorie di creditori.
I rischi da evitare: simulazione e abuso
Come sempre, il discrimine è la trasparenza. Un trust utilizzato per sottrarre beni alla massa dei creditori o per alterare le priorità legali è destinato a essere dichiarato inefficace. Un trust costruito con funzione dichiarata e coerente, invece, può rafforzare la credibilità del piano di risanamento.
La presenza di un trustee indipendente, la chiarezza delle regole di distribuzione e il rispetto della par condicio rappresentano elementi decisivi.
Conclusione: il trust come strumento di responsabilità nella crisi
Il trust non è una scorciatoia per sfuggire ai debiti. È uno strumento di organizzazione.
Nella crisi d’impresa può diventare un mezzo per gestire in modo ordinato e professionale la fase più complessa della vita aziendale.
La differenza tra abuso e legittimità sta nella progettazione: se il trust è inserito in un disegno coerente, trasparente e rispettoso delle regole concorsuali, può contribuire alla soluzione della crisi.
Ancora una volta, è la qualità della pianificazione a determinare la solidità dello strumento.
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