Perché parlare di revocatoria dell’atto istitutivo

Per molti anni si è ritenuto che, nell’ambito di un trust, l’unico atto realmente vulnerabile fosse il conferimento dei beni, cioè il trasferimento dal disponente al trustee. Il ragionamento era semplice: la revocatoria tutela i creditori rispetto ad atti dispositivi che pregiudicano le loro ragioni.

Eppure, negli ultimi anni, la giurisprudenza italiana ha ribaltato questa visione, riconoscendo in più occasioni che anche l’atto istitutivo del trust può essere oggetto di revocatoria. Si tratta di un cambio di prospettiva che modifica il modo in cui i professionisti progettano il trust e il modo in cui i creditori valutano la validità di determinati assetti patrimoniali.

La ragione di fondo è che l’atto istitutivo, pur essendo un atto “organizzativo”, può incidere direttamente sulla garanzia patrimoniale del debitore, specialmente quando crea un vincolo finalizzato a sottrarre beni all’aggressione dei creditori.

Dalla forma alla sostanza: la nuova logica interpretativa

Le corti italiane hanno affermato un principio che oggi rappresenta una vera bussola: ciò che conta non è la forma del trust ma il suo effetto economico. Se l’atto istitutivo dà vita a un vincolo che rende più difficile per i creditori soddisfarsi sul patrimonio del debitore, esso diventa potenzialmente revocabile.

È un approccio sostanzialistico che valorizza il contesto in cui il trust nasce, i tempi della sua istituzione, il grado di controllo che il disponente conserva e la reale funzione del trust. Quando questi elementi fanno emergere un intento pregiudizievole, l’atto istitutivo è considerato parte integrante della condotta lesiva e può quindi essere aggredito.

Le situazioni più a rischio: trust “di emergenza” e trust eccessivamente controllati

Il rischio di revocatoria cresce in modo significativo in due tipologie di trust.

Il primo è il trust di emergenza, istituito poco prima dell’insolvenza o quando il disponente conosceva già l’esistenza di debiti significativi. In questi casi, la logica del timing gioca un ruolo fondamentale: più il trust è “vicino” a un evento critico, più è probabile che sia considerato uno strumento di segregazione fraudolenta.

Il secondo caso riguarda i trust in cui il disponente mantiene un controllo eccessivo. Se il disponente conserva poteri di revoca, di sostituzione del trustee, di gestione dei beni o è l’unico beneficiario, il trust rischia di essere considerato una mera schermatura, più apparente che reale.

La giurisprudenza, in queste situazioni, non ha dubbi: l’atto istitutivo non crea un vero vincolo fiduciario e può essere annullato tramite revocatoria.

Atto istitutivo e conferimento: due livelli di analisi che si integrano

La revocatoria dell’atto istitutivo non sostituisce quella del conferimento: spesso le due azioni procedono insieme.

Da un lato, il conferimento può essere revocato perché riduce la garanzia patrimoniale; dall’altro, l’atto istitutivo può essere considerato parte della strategia elusiva, poiché crea la struttura che consente la segregazione.

Comprendere questa dualità è essenziale per avvocati, trustee e famiglie imprenditoriali. Un trust solido deve essere in grado di superare il doppio test: quello formale dell’atto istitutivo e quello sostanziale del conferimento.

Il valore della pianificazione anticipata e della trasparenza

Il modo migliore per evitare rischi di revocatoria è progettare il trust quando non esiste alcuna emergenza debitoria e quando la finalità è chiara, documentata e verificabile.

I trust istituiti per proteggere soggetti fragili, gestire patrimoni complessi o assicurare la continuità aziendale hanno normalmente una causa meritevole riconoscibile e difficilmente vengono considerati atti in frode ai creditori. Al contrario, i trust “nati in corsa”, senza una vera motivazione o con poteri mal distribuiti, finiscono quasi sempre sotto la lente critica dei tribunali.

Conclusione: l’atto istitutivo non è un dettaglio, ma il cuore del trust

L’evoluzione della giurisprudenza ci insegna che il trust non si difende solo con la validità formale. Serve una progettazione accurata, coerente e trasparente. L’atto istitutivo è la chiave di lettura del trust: racconta la sua funzione, distribuisce i poteri, chiarisce la sua causa.

Se questo documento è debole, ambiguo o incoerente, l’intera struttura fiduciaria rischia di crollare sotto il peso di un’azione revocatoria. Ma se è forte, chiaro e costruito con cura, diventa uno dei più efficaci strumenti di protezione e organizzazione del patrimonio familiare.

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