LA SENTENZA PENALE HA EFFICACIA DI GIUDICATO NEL PROCESSO TRIBUTARIO?

Di Angelo Ginex, Dottorando di ricerca in Diritto Tributario e Avvocato, Ginex & Partners Studio Legale Tributario

Sovente gli atti tributari sono emanati dall'Amministrazione finanziaria sulla base del materiale probatorio emerso nel corso di indagini penali (ad esempio, processi verbali di ispezione e perquisizione, sequestri, verbali di dichiarazioni, brogliacci, intercettazioni e così via), a seguito dei rilievi fiscali eseguiti dalla Guardia di Finanza.

Secondo l’attuale assetto normativo, contenuto nell'articolo 20 D.Lgs. 74/2000 che ha introdotto il sistema del c.d. doppio binario, il procedimento amministrativo di accertamento e il processo tributario non possono essere sospesi per la pendenza del procedimento penale avente ad oggetto i medesimi fatti, o fatti dal cui accertamento comunque dipende la relativa definizione.

Ciò significa che nessuna prevalenza è accordata ad un accertamento piuttosto che ad un altro e, pertanto, i due procedimenti e processi possono instaurarsi, proseguire e concludersi autonomamente.

Tuttavia, ciò non significa che il sistema delineato sia a compartimenti stagni, ma, al contrario, esso è caratterizzato da un apposito sistema di regole di comunicazione fissato dal legislatore e continuamente alimentato dalla giurisprudenza di legittimità.

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QUALI SONO I REQUISITI DI ACCESSO ALLA MINI VOLUNTARY DISCLOSURE?

Di Angelo Ginex, Dottorando di ricerca in Diritto Tributario e Avvocato, Ginex & Partners Studio Legale Tributario

Tra le varie novità, il D.L. 148/2017 (“Collegato Fiscale”) ha previsto, all'articolo 5-septies, anche la c.d. mini voluntary disclosure, la quale rappresenta, in estrema sintesi, l’ennesima possibilità di regolarizzare le attività depositate su conti correnti esteri, versando il 3 per cento del loro ammontare.

In particolare, tale sanatoria risulta essere più circoscritta rispetto alla normale voluntary disclosure, dal momento che essa si rivolge soltanto ai soggetti:
- residenti fiscali in Italia (ovvero, ai loro eredi), in precedenza residenti all'estero, iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE);
- che hanno prestato la propria attività lavorativa in via continuativa all'estero, in zona di frontiera o in Paesi limitrofi.

Per quanto riguarda l’ambito di applicazione dell’istituto, esso viene limitato alle attività depositate e alle somme detenute su conti esteri derivanti dai redditi ...

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RUOLO IMPUGNABILE ANCHE DOPO SESSANTA GIORNI DALL'ESTRATTO

Di Angelo Ginex, Dottorando di ricerca in Diritto Tributario e Avvocato, Ginex & Partners Studio Legale Tributario

La conoscenza della iscrizione a ruolo mediante l’estratto di ruolo non comporta l’onere bensì solo la facoltà dell’impugnazione, il cui mancato esercizio non determina alcuna conseguenza sfavorevole in ordine alla possibilità di contestare successivamente, in ipotesi dopo la notifica di un atto “tipico”, la pretesa della quale il contribuente sia venuto a conoscenza. È questo il principio sancito dalla Corte di Cassazione con sentenza del 19 gennaio 2018, n. 1302.

La vicenda ha origine dalla impugnazione di una pluralità di iscrizioni a ruolo, di cui il contribuente asseriva di esserne venuto a conoscenza solo a seguito del rilascio degli estratti di ruolo, essendo mancata la notificazione delle cartelle di pagamento. La Commissione tributaria provinciale di Napoli accoglieva il ricorso e la relativa sentenza veniva confermata all'esito del giudizio di appello dalla Commissione tributaria regionale della Campania. Avverso quest’ultima pronuncia l’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per Cassazione, cui aderiva, con controricorso contenente ricorso incidentale, l’Agente della Riscossione.

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