È ANCORA REATO EVADERE L'IVA ALL'IMPORTAZIONE

Di Angelo Ginex, Avvocato e Ph.D. in Diritto Tributario, Studio Legale Tributario Ginex & Partners

In materia di reati tributari, l'evasione dell'Iva all'importazione, la quale resta penalmente rilevante per importi evasi superiori a euro 49.993,03, costituisce un reato permanente, la cui consumazione si esaurisce solo quando cessa l'attività diretta a consentire l'illecita circolazione della merce nel territorio dello Stato senza l'assolvimento del tributo ed è punita con la pena congiunta della multa e della reclusione. È questo il principio sancito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 19233 del 20.04.2019.

La vicenda trae origine dal provvedimento di rigetto dell’appello proposto avverso il rigetto della revoca del sequestro preventivo di un velivolo importato a titolo definitivo nel territorio comunitario, senza assolvimento dei relativi diritti di confine.

Detto ultimo provvedimento era, dunque, oggetto di ricorso per cassazione per plurimi profili, tra i quali figurava la nullità dell'ordinanza per avere il giudice confermato la misura cautelare del sequestro in relazione ad un reato già prescritto e per depenalizzazione del reato di cui all'articolo 70 D.P.R. 633/1972, che rinvia all'articolo 295, ultimo comma, D.P.R. 43/1973.

Per leggere l’articolo completo scarica il PDF

© Riproduzione riservata


L'AGENZIA DELLE ENTRATE DETTA LE REGOLE PER L'APPLICAZIONE DEGLI ISA

Di Angelo Ginex, Avvocato e Ph.D. in Diritto Tributario, Studio Legale Tributario Ginex & Partners

Come noto, gli studi di settore si sono esauriti al termine del periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2017 e sono stati soppiantati dagli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa), disciplinati dall'articolo 9-bis D.L. 50/2017, i quali mirano a favorire la compliance e a rafforzare la collaborazione con l’Amministrazione finanziaria e sono formati da un insieme di indicatori scalari di affidabilità e di anomalia che permettono ai contribuenti ritenuti più "affidabili" di accedere ai benefici premiali elencati dalla legge.

Con provvedimento del 10.05.2019, il Direttore dell'Agenzia delle Entrate ha provveduto, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 12, D.L. 50/2017, a predisporre le regole di applicazione degli Isa per l'anno di imposta 2018, nonché ad individuare i livelli minimi di affidabilità fiscale dei quali l'Agenzia tiene conto, ai fini della definizione delle specifiche strategie di controllo basate su analisi del rischio di evasione fiscale.

Per leggere l’articolo completo scarica il PDF

© Riproduzione riservata


L'AGENZIA DELLE ENTRATE DETTA LE REGOLE PER L'APPLICAZIONE DEGLI ISA

Di Angelo Ginex, Avvocato e Ph.D. in Diritto Tributario, Studio Legale Tributario Ginex & Partners

Come noto, gli studi di settore si sono esauriti al termine del periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2017 e sono stati soppiantati dagli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa), disciplinati dall'articolo 9-bis D.L. 50/2017, i quali mirano a favorire la compliance e a rafforzare la collaborazione con l’Amministrazione finanziaria e sono formati da un insieme di indicatori scalari di affidabilità e di anomalia che permettono ai contribuenti ritenuti più "affidabili" di accedere ai benefici premiali elencati dalla legge.

Con provvedimento del 10.05.2019, il Direttore dell'Agenzia delle Entrate ha provveduto, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 12, D.L. 50/2017, a predisporre le regole di applicazione degli Isa per l'anno di imposta 2018, nonché ad individuare i livelli minimi di affidabilità fiscale dei quali l'Agenzia tiene conto, ai fini della definizione delle specifiche strategie di controllo basate su analisi del rischio di evasione fiscale.

Per leggere l’articolo completo scarica il PDF

© Riproduzione riservata


I BONIFICI ESTERI SONO RICAVI NERI SE NON SMENTITI ANALITICAMENTE

Di Angelo Ginex, Avvocato e Ph.D. in Diritto Tributario, Studio Legale Tributario Ginex & Partners

In materia di indagini finanziarie, la disponibilità di ingenti somme derivanti da bonifici esteri fa presumere l’esistenza di un reddito imponibile in capo al contribuente, soggetto al quale è demandata la prova contraria dell’irrilevanza fiscale, ai sensi dell’articolo 32 D.P.R. 600/1973. È questo il principio ribadito dalla Corte di Cassazione con ordinanza 6 maggio 2019, n. 11810.

La vicenda trae origine dalla notifica di un avviso di accertamento, a seguito di indagini sui conti correnti, mediante il quale l’Amministrazione finanziaria contestava ad una persona fisica l’esistenza di maggiori redditi di capitale derivanti da plurimi bonifici esteri.

Ad esso seguiva, dunque, ricorso presso la competente Commissione tributaria provinciale, la quale procedeva ad annullare l’atto.

Per leggere l’articolo completo scarica il PDF

© Riproduzione riservata


NIENTE SANZIONI IN CASO DI GIURISPRUDENZA DISCORDANTE

Di Angelo Ginex, Avvocato e Ph.D. in Diritto Tributario, Studio Legale Tributario Ginex & Partners

In tema di sanzioni amministrative, la formazione di orientamenti giurisprudenziali discordanti rappresenta un fatto indice rivelatore di incertezza normativa oggettiva, come tale idoneo ad escludere l’irrogazione della sanzione ex articolo 10, comma 3, L. 212/2000, concretandosi in una situazione giuridica caratterizzata dalla impossibilità di individuare con sicurezza ed univocamente, al termine di un procedimento interpretativo metodicamente corretto, la norma giuridica sotto la quale effettuare la sussunzione del caso di specie. È questo il principio ribadito dalla Corte di Cassazione con ordinanza n. 11084 del 19.04.2019.

La vicenda trae origine da una prima controversia concernente una rendita catastale, la quale veniva definita con sentenza della Corte di Cassazione.

Nelle more del suddetto giudizio, con il passaggio di proprietà di tale immobile ad una nuova società venivano eseguite delle modifiche strutturali e mutata la rendita catastale, che veniva, successivamente, rettificata dall'Amministrazione finanziaria.

Per leggere l’articolo completo scarica il PDF

© Riproduzione riservata


LA NATURA DEL PEGNO DETERMINA LA SEQUESTRABILITÀ DEL CONTO CORRENTE

Di Angelo Ginex, Avvocato e Ph.D. in Diritto Tributario, Studio Legale Tributario Ginex & Partners

In materia di reati tributari, la sequestrabilità dei conti correnti bancari, che risultino gravati da pegno, dipende dalla natura regolare o irregolare di quest’ultimo, la quale deve essere vagliata dal giudice facendo riferimento al contratto concluso fra il presunto evasore e l’istituto di credito. È questo l’interessante principio sancito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 16763 del 17.04.2019.

La vicenda trae origine dalla pronuncia di rigetto dell’appello proposto da un istituto di credito avverso l’ordinanza con cui il gip aveva negato la richiesta di revoca del sequestro preventivo di tre conti correnti, di un certificato di deposito e di alcune obbligazioni di un soggetto indagato per i reati di cui agli articoli 2 e 8 D.Lgs. 74/2000.

Detto ultimo provvedimento era, dunque, oggetto di ricorso per cassazione per plurimi profili di illegittimità tra i quali figurava, ai fini che qui rilevano, la violazione degli articoli 321 e 322-ter c.p.p., in relazione all'articolo 1851 cod. civ.

Per leggere l’articolo completo scarica il PDF

© Riproduzione riservata


LA DISERZIONE DEL CONTRADDITTORIO NON PREGIUDICA LA SOSPENSIONE DEI NOVANTA GIORNI

Di Angelo Ginex, Avvocato e Ph.D. in Diritto Tributario, Studio Legale Tributario Ginex & Partners

In tema di accertamento con adesione, la sospensione del termine di impugnazione dell’atto impositivo continua ad operare anche in ipotesi di abbandono del contraddittorio con diserzione delle successive convocazioni, cessando solo in caso di formale ed irrevocabile rinuncia al procedimento di concordato. È questo il principio ribadito dalla Corte di Cassazione con ordinanza n. 8643 del 28.03.2019.

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società, a seguito di accesso sul luogo di lavoro, nel quale veniva contestata la fittizietà dei costi relativi ai lavori di ristrutturazione di immobili e, pertanto, seguiva una rideterminazione in aumento del reddito.

Prima che il contribuente impugnasse ritualmente l’atto presso la competente commissione tributaria provinciale, veniva presentata istanza di accertamento con adesione, la quale, ex lege, interrompe il decorso del termine di 60 giorni per presentare ricorso.

Per leggere l’articolo completo scarica il PDF

© Riproduzione riservata


LE GRAVI INCONGRUENZE MUTANO A SECONDA DEL SOGGETTO ACCERTATO

Di Angelo Ginex, Avvocato e Ph.D. in Diritto Tributario, Studio Legale Tributario Ginex & Partners

In tema di accertamento mediante studi di settore, la nozione di grave incongruenza non ha rilevanza assoluta e ricavabile da soglie fisse di scostamento, ma ha natura relativa e mutevole a seconda dei plurimi fattori propri della singola situazione economica, del periodo di riferimento, della storia commerciale del contribuente accertato e del segmento di mercato in cui opera. È questo l’interessante principio sancito dalla Corte di Cassazione con ordinanza n. 8855 del 29.03.2019.

La vicenda muove dalla notifica di un avviso di accertamento mediante studi di settore ad una società, dovuto allo scostamento tra l’ammontare dei ricavi dichiarati e quelli derivanti dallo studio.

Detto atto impositivo era quindi oggetto di impugnazione dinanzi alla competente Commissione tributaria provinciale, ma non veniva annullato, nemmeno a seguito di appello, dai giudici di seconde cure, in quanto la contribuente non aveva fornito la prova contraria all'applicabilità nei suoi confronti degli studi di settore.

Per leggere l’articolo completo scarica il PDF

© Riproduzione riservata


DOCUMENTI UTILIZZABILI PER RITARDO NON IMPUTABILE AL CONTRIBUENTE

Di Angelo Ginex, Dottorando di ricerca in Diritto Tributario e Avvocato, Ginex & Partners Studio Legale Tributario

L'omessa esibizione dei documenti richiesti dall'Amministrazione finanziaria in sede amministrativa non causa la loro successiva inutilizzabilità in sede contenziosa da parte del contribuente, qualora costui provi di essersi ritrovato nella impossibilità di presentarli a causa di un ritardo nella consegna imputabile a un terzo. È questo il principio statuito dalla Corte di Cassazione con ordinanza 28 marzo 2019, n. 8645.

La vicenda trae origine dalla notifica di un avviso di accertamento sintetico nei confronti di un soggetto che aveva effettuato dei finanziamenti ad una società, poi oggetto di rinuncia, con successivo aumento del capitale sociale.

Nella motivazione dell'atto impositivo, in particolare, si dava atto del ritardo con cui il contribuente aveva dato esecuzione alla richiesta di esibizione dei documenti attestanti il ruolo di mero fiduciario.

Per leggere l’articolo completo scarica il PDF

© Riproduzione riservata


ROTTAMAZIONE-TER E SALDO E STRALCIO PER CONTRIBUTI PREVIDENZIALI: CASSE PROFESSIONALI AL BIVIO

Di Angelo Ginex, Dottorando di ricerca in Diritto Tributario e Avvocato, Ginex & Partners Studio Legale Tributario

Dopo l'entrata in vigore degli articoli 3 D.L. 119/2018 e 1, commi 184 ss. L. 145/2018, riguardanti rispettivamente la definizione agevolata dei carichi affidati all'Agente della riscossione (c.d. Rottamazione-ter) e il saldo e stralcio per i soggetti che versano in grave e comprovata situazione di difficoltà economica, torna in voga una questione ormai nota e dibattuta: l'applicabilità della disciplina prevista dai predetti istituti deflattivi ai contributi dovuti dai professionisti alle proprie casse previdenziali.

Su questo piano, ogni cassa professionale sta agendo in maniera autonoma e difforme. Ad esempio, Cassa forense, dopo l’annuncio di voler presentare ricorso avverso la nuova disciplina, in quanto lesiva della sostenibilità finanziaria dell’Ente e incidente negativamente sul regime pensionistico dei propri iscritti, si è risolta nel consentire ai propri associati di accedere ai benefici fiscali.

Per leggere l’articolo completo scarica il PDF

© Riproduzione riservata